Il fascismo 2.0 in Italia

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Il grande storico marxista Eric Hobsbawm ha osservato che “per una serie di ragioni, l’Italia è una sorta di laboratorio di esperienze politiche”. Il notevole libro di Jonathan Foot, The Archipelago: Italy Since 1945, sembra certamente confermare questa osservazione.

Non solo l’Italia è stata pioniera del fascismo – il mese prossimo ricorre il centenario del colpo di Stato fascista della Marcia su Roma – ma in Bettino Craxi (leader del Partito Socialista Italiano dal 1976 al 1993) vediamo il modello di Tony Blair e Bill Clinton; e in Silvio Berlusconi, negli anni Novanta e Duemila, vediamo il modello di Donald Trump, Boris Johnson e Victor Orban.

Italia specchio del futuro

Anche l’Italia ci ha mostrato i precursori della governance tecnocratica e della rivolta populista nelle forme del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e della trasformazione della Lega Nord di Salvini in un partito populista nazionale di destra. Con gli scandali di corruzione che hanno fatto cadere la Prima Repubblica negli anni ’90 (chiamati colloquialmente Tangentopoli) vediamo sia il precursore di altri scandali di corruzione (come l’Operazione Car Wash in Sud America) sia il crollo dei tradizionali partiti di massa, con il declino della Democrazia Cristiana italiana, del Partito Socialista Italiano e del Partito Comunista Italiano.

È per questo motivo che gli sviluppi politici in Italia sono potenzialmente degni di essere seguiti.

E, naturalmente, le tendenze che hanno origine in Italia e che innescano cambiamenti altrove spesso si ripercuotono in Italia. Berlusconi può aver fornito un modello per Trump, Johnson e Orban; tuttavia, anche loro hanno fornito nuovi modelli per la destra italiana di oggi.

Comoda vittoria alle elezioni politiche per i neofascisti

Allo stato attuale, l’estrema destra italiana, in un’alleanza tra il neofascista Fratelli d’Italia (diretto discendente del Partito Nazionale Fascista di Mussolini), la Lega (Nord) e Forza Italia di Berlusconi, è in procinto di ottenere una comoda vittoria alle elezioni politiche italiane del 25 settembre. Tra questi, i neofascisti sono in pole position, con il loro leader, Giorgia Meloni, probabile nuovo primo ministro italiano. Un secolo dopo la vittoria del fascismo attraverso un colpo di Stato, stiamo assistendo a una nuova vittoria del fascismo, ma questa volta attraverso le urne. Inutile dire che la cosa è piuttosto preoccupante.

Prima di dare uno sguardo di alto livello a questo fascismo risorgente e al suo significato, credo sia utile riflettere sulla superficialità di alcuni aspetti della politica moderna. Il fatto che la Meloni sia pronta a rompere il proverbiale soffitto di cristallo come si vede anche nelle quote dei migliori NetBet – e che i partiti di destra siano stati i pionieri di leader femminili come Margaret Thatcher, Angela Merkel, Marine Le Pen e ora la Meloni è un’interessante discussione – ha portato ad alcune situazioni davvero bizzarre in cui femministe, altrimenti in passato, hanno espresso il loro sostegno alla Meloni solo sulla base del suo sesso. Proprio l’altra settimana, alla Mostra del Cinema di Venezia, Hillary Clinton, parlando al quotidiano italiano Corriere della Sera, ha dichiarato che: “l’elezione della prima donna primo ministro del Paese rappresenta sempre una rottura con il passato, e questo è certamente un bene”. Ha continuato su questa linea, celebrando in generale l’imminente vittoria della Meloni.

Non è solo una questione di genere

Sebbene sia certamente vero che l’abbattimento di barriere finora superate abbia un valore simbolico, è un errore concentrarsi solo sull’aspetto superficiale in sé. L’elezione del Congresso nazionale africano in Sudafrica è stata certamente una vittoria e un cambiamento simbolico; tuttavia, se non è riuscito a compiere passi più che superficiali per smantellare le strutture economiche, psicologiche e di potere dell’apartheid, allora il beneficio è relativamente minimo – per quanto grande sia la fine dell’apartheid formale, se l’apartheid continua de facto.

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